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LA CONDANNA DEL MESSIA

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Prezzo di vendita22,29 €
Descrizione
Autore: GIORGIO JOSSA
Formato:  13,5 X 21
Pagine: 205
Anno: 2010
Editore: PAIDEIA EDITRICE

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L'Autore
Giorgio Jossa ha insegnato per molti anni Storia della Chiesa antica all'Università Federico II di Napoli. Attualmente tiene corsi alla Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale e all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. I suoi scritti riguardano soprattutto i rapporti dei primi cristiani coll'impero romano, i gruppi giudaici al tempo di Gesù, le origini della cristologia e la figura del Gesù storico.


LA CONDANNA DEL MESSIA


RETROCOPERTINA

La ricerca sulla figura storica di Gesù ha conosciuto negli ultimi anni sviluppi impressionanti, producendo indubbiamente importanti novità, che hanno spesso raggiunto anche il grande pubblico. Grazie a una migliore conoscenza dell'ambiente giudaico si sono approfonditi i legami dell'ebreo Gesù con il giudaismo del tempo, si è ampliata la base documentaria della ricerca, si sono abbandonati pregiudizi confessionali tipici di prospettive esclusivamente teologiche. Eppure proprio i problemi squisitamente storici della ricerca su Gesù appaiono sovente poco considerati o affrontati in modo insoddisfacente.
Prendendo in esame gli studi più significativi apparsi negli ultimi anni sul Gesù storico, il saggio di Giorgio Jossa affronta due problematiche in particolare: la rivendicazione di Gesù di essere il Messia d'Israele e le ragioni storiche della sua condanna a morte, cercando di sfatare alcuni luoghi comuni che sembrano condizionare ancora ampiamente la ricerca.

INTRODUZIONE

Questo libro ha uno scopo specifico, di cui è opportuno dar conto subito al lettore. Sono ormai più di trenta anni che assistiamo alla ripresa di una ricerca scientifica vigorosa sul Gesù storico (spesso si sceglie come data di inizio il 1985, anno in cui uscì il libro di E.P. Sanders Jesus and Judaism, ma vedremo che Sanders è alle origini di un orientamento soltanto della ricerca; con egual diritto si potrebbe scegliere il 1973, quando apparve il Jesus tbe Jew di G. Vermes, il primo studioso probabilmente a insistere con tutto il rigore sul Gesù ebreo). E con un uso efficace dei mezzi di comunicazione i risultati di questa ricerca hanno anche ricevuto un'ampia diffusione. La ripresa però, ho scritto: non è infatti la prima volta che l'indagine storiografica si rivolge con così grande entusiasmo alla ricostruzione della figura storica di Gesù. Già in altre due occasioni si è avuta una fioritura particolarmente notevole di ricerche su questo tema. E ricordarle può essere utile per comprendere meglio novità e limiti dell'orientamento attuale.
Abitualmente1 si fa cominciare la prima serie di queste ricerche con la pubblicazione, da parte di G.E. Lessing, dei cosiddetti Frammenti dell'Anonimo di Wolfenbuttel, e in particolare con l'apparizione, nel 1778, del famoso settimo frammento di questo autore, che era in realtà H.S. Reimarus, intitolato Dello scopo di Gesù e dei suoi discepoli.2 E l'indicazione ha un solido fondamento. Anche se naturalmente Reimarus era stato preceduto da vari altri studiosi, fu lui infatti a porre in maniera chiarissima (e radicale) il problema della differenza che c'è tra la figura di Gesù come può essere ricostruita dalla scienza storica e l'immagine di Gesù che ci è presentata dai vangeli canonici. E fu lui anche a indicare con altrettanta chiarezza gli elementi che determinavano in maniera decisiva questa differenza. È vero, scriveva infatti Reimarus, che i vangeli (canonici) presentano Gesù come il redentore spirituale del mondo. Ma ci sono buoni motivi per ritenere che la loro presentazione non sia fedele. Gesù era infatti un ebreo che parlava ad altri ebrei. E per gli ebrei del tempo il regno di Dio promesso dalle Scritture non era una entità celeste, oltremondana, ma era il regno di Israele.
Quando perciò Gesù annunciava la venuta imminente del regno di Dio, coloro che lo ascoltavano non potevano pensare che alla restaurazione del regno di Israele. Questa restaurazione d'altra parte, secondo la tradizione, doveva essere opera di un discendente della famiglia di David. Quando perciò Gesù si proclamava Messia non poteva pensare egli stesso che al figlio di David che doveva liberare Israele dal dominio straniero. Questo spiega perfettamente l'esito tragico della vicenda di Gesù. Gesù infatti, dice Reimarus, ha cominciato col predicare in Galilea una morale di rifiuto della violenza e di amore del prossimo. Ma quando è giunto a Gerusalemme, entrando trionfalmente nella città santa, ha deposto la mitezza originaria e ha compiuto alcuni atti violenti, come la cacciata dei mercanti dal tempio, che lo hanno messo in duro conflitto con le autorità giudaiche. Queste perciò lo hanno arrestato e lo hanno consegnato al governatore romano, che lo ha messo a morte.
Che cosa però è avvenuto in seguito? Dopo un periodo di sbandamento dovuto al crollo delle loro speranze originarie i discepoli di Gesù hanno ripreso coraggio e, ricordando che nella Scrittura accanto alla promessa della venuta del figlio di David liberatore di Israele c'era un'altra promessa messianica relativa a un figlio dell'uomo di origine celeste, hanno trafugato il corpo di Gesù, hanno affermato che Dio lo aveva risuscitato dai morti e hanno proclamato che egli era il redentore spirituale del mondo.
È facile oggi sorridere della impostazione di Reimarus e in particolare di questa conclusione. Reimarus non era soltanto un razionalista che sosteneva una idea di religione puramente naturale (la sua opera era intitolata Apologia o difesa degli adoratori razionali di Dio), ma mancava di tutti quegli strumenti critici che l'esegesi neotestamentaria avrebbe elaborato in seguito. Gli sfuggiva in particolare il processo di formazione della tradizione evangelica. Ma la ricostruzione di Reimarus conteneva due elementi fondamentali a cui, sia pure con modalità sempre diverse, la ricerca sul Gesù storico non avrebbe potuto più rinunziare: il riconoscimento del carattere ebreo di Gesù quale elemento essenziale per comprenderne la predicazione e l'indicazione della svolta decisiva costituita dalla proclamazione da parte dei discepoli della sua risurrezione,
Reimarus non ebbe allievi. Le sue affermazioni erano troppo distanti dalla opinione comune che si aveva allora su Gesù e i vangeli. La ricerca su quello che sarebbe stato definito il Gesù storico prese anzi una direzione completamente diversa, quasi opposta. Nel 1835 un giovane teologo che insegnava a Tubinga, D.F. Strauss, pubblicò infatti una vita di Gesù3 che fece enorme scalpore. Il problema che tormentava Strauss era il rapporto che esiste tra il cristianesimo e la storia. Fino a che punto si può dire che il cristianesimo si fonda sulla storia? E fino a che punto si deve dire che i vangeli raccontano la storia di Gesù? Fino a poco tempo prima di lui secondo Strauss gli studiosi (che egli definisce soprannaturalisti) avevano trattato i vangeli nella tranquilla convinzione che essi narrassero la storia di un essere soprannaturale, divino. Ora invece che cosa fanno (sulla scia di Reimarus) gli studiosi razionalisti? Leggono i vangeli come se essi raccontassero la storia di un personaggio puramente umano. Divisi nell'interpretazione, soprannaturalisti e razionalisti hanno quindi un punto in comune: entrambi credono che i vangeli contengano storia, la storia di Gesù. Ed è questo per Strauss l'errore. I vangeli non vogliono raccontare la storia di Gesù. Vogliono invece esprimere, in linguaggio poetico (Strauss dice mitico), la fede che i discepoli hanno nella persona di Gesù. E per far questo i discepoli, essendo ebrei, hanno fatto ricorso alla Scrittura, rileggendo la vicenda storica di Gesù alla luce delle profezie messianiche della Scrittura. È così che è nata la storia messianica di Gesù che troviamo raccontata nei vangeli, tutta intessuta di riferimenti a quelle profezie. Il cristianesimo quindi non ha il suo fondamento più proprio nella storia di Gesù, ma nella fede dei discepoli. Il che tuttavia, tiene a precisare Strauss, non toglie nulla alla verità del cristianesimo. Vera è infatti la storia che diventa idea, o l'idea che si fa storia. Le affermazioni della religione cristiana, l'umanità di Dio, la divinità di Gesù, restano perciò verità eterne anche se non possono essere considerate come verità storiche.

Anche le affermazioni di Strauss sul carattere dei vangeli sarebbero diventate lentamente patrimonio comune della esegesi neotestamentaria. Ma le conclusioni dell'autore sul valore storico dei vangeli, al di là delle sue stesse convinzioni, sembrava dovessero costituire un enorme ostacolo sulla strada della ricerca del Gesù storico. Se i vangeli devono essere letti come la testimonianza della fede dei discepoli in Gesù, se essi non contengono perciò il racconto della storia del profeta di Nazaret, diventa terribilmente difficile ricostruire questa storia. Ma negli anni stessi in cui usciva il libro di Strauss l'esegesi neotestamentaria formulò alcune ipotesi sulla formazione dei vangeli che avrebbero rivoluzionato il loro studio e che avrebbero dato una spinta decisiva alla nascita della prima ondata di ricerche critiche sulla vita di Gesù. Nel 1835, l'anno stesso dell'apparizione del libro di Strauss, un filologo classico che stava curando una edizione critica dei vangeli, K. Lachmann, in base all'ordine del racconto contenuto nei vangeli, sostenne che il vangelo più antico non era quello di Matteo, come sempre aveva affermato la tradizione, ma quello di Marco.4 Rispetto a quello di Matteo (e a quello di Luca) l'ordine della materia conservato dal vangelo di Marco si rivelava secondo lui più vicino alla tradizione originaria da cui gli evangelisti attingevano. E tre anni dopo C.H. Weisse5 e c. G. Wilke6 fecero un passo ulteriore: anzitutto provarono in maniera estremamente convincente che il vangelo di Marco non era soltanto più antico di quelli di Matteo e di Luca, ma aveva costituito il modello a cui questi si erano costantemente riferiti. Ma sostennero anche che per la parte in cui Matteo e Luca non dipendevano da Marco, e nella quale mostravano tra loro una grandissima somiglianza, avevano utilizzato una seconda fonte, fatta essenzialmente di parole di Gesù. Era nata la cosiddetta ipotesi delle due fonti, ancora oggi seguita dalla stragrande maggioranza degli studiosi, secondo cui alla base della tradizione sinottica ci sarebbero il vangelo di Marco e una raccolta di detti (indicata comunemente in seguito come fonte Q).
Questa ipotesi non costituì soltanto una scoperta di enor- me valore per la indagine bIologica sui vangeli canonici, ma sembrò fornire anche lo strumento più idoneo per ribattere alle conclusioni storiche di Strauss. Fu essa senza dubbio l'elemento decisivo che portò alla nascita della prima ricerca sulla vita di Gesù. Alla base di tutta la tradizione evangelica venivano infatti poste due fonti molto antiche (la fonte Q in particolare sarebbe stata comunemente assegnata agli anni 50) che consentivano di dare un solido fondamento alle ricerche sul Gesù storico. Per la prima volta si riteneva anzi di possedere uno strumento adeguato per raggiungere, attraverso ma anche al di là dei vangeli canonici, la figura autentica di Gesù. Nel pieno di queste ricerche, nel 1863, uno dei più autorevoli studiosi del Nuovo Testamento, H.J. Holtzmann, fornendo la ragione del suo studio sui vangeli sinottici avrebbe infatti scritto: «Si tratta semplicemente di chiederei se sia ancora possibile tracciare la figura storica di colui al quale il cristianesimo non solo fa risalire il suo nome e la sua esistenza, ma della cui persona ha fatto altresì il centro della sua peculiare concezione religiosa, e se sia possibile ottenere ciò in un modo che risponda sufficientemente alle esigenze della più progredita scienza storico-critica; inoltre, se sia possibile ricavare, con l'impiego del solo legittimo mezzo di una consapevole critica storica, ciò che questo fondatore della nostra religione fu realmente, ossia l'immagine autentica e fedele della sua essenza; oppure se dobbiamo una volta per tutte rinunziare al raggiungimento di un tale traguardo».7
Questa prima stagione della ricerca sulla vita di Gesù costituisce un momento di grandissimo valore nella storia di questi studi. Il forte senso storico di cui quegli studiosi erano forniti ha consentito loro di raggiungere risultati notevolissimi e probabilmente non è stato più eguagliato in seguito.
Non si giustifica quindi il sostanziale oblio in cui essa è caduta nella ricerca attuale. Ad alcune delle conclusioni di quella ricerca continuerò io stesso ad attenermi. La citazione di Holtzmann ora riportata rivela però immediatamente il problema di fronte al quale furono posti i lettori (e si trovarono gli stessi autori) di questa prima ricerca sulla vita di Gesù. La figura di Gesù da loro ricostruita «col solo legittimo mezzo di una consapevole critica storica» era molto diversa da quella creduta e predicata dalle varie chiese cristiane. Qual era allora il vero Gesù, quello della ricerca storica o quello della predicazione ecclesiastica? L'affermazione di Holtzmann già fornisce la risposta. Quello che Gesù fu 'realmente', l"autentico' Gesù è quello ricostruito dalla scienza storica sulla base del vangelo di Marco e della fonte Q (in realtà soprattutto sulla base di Marco), non quello fornito dall'insegnamento ecclesiastico. Già in quanto storici, quali soprattutto volevano essere, questi autori tendevano quindi a contrapporre, e a sostituire, in quanto più vero, il Gesù storico al Cristo del dogma e della predicazione. Ma gli autori di questa ricerca non erano soltanto storici, erano anche teologi. Ed erano teologi 'liberali', fortemente polemici nei confronti della ortodossia ecclesiastica. Il 'movimento della vita di Gesù', come lo avrebbe chiamato il suo grande oppositore, M. Kahler, era nato interamente all'interno delle chiese cristiane (essenzialmente protestanti). Ed era nato in netta contrapposizione alla teologia e alla predicazione ecclesiastiche. La religiosità di questi autori tendeva a valorizzare gli aspetti etici della fede cristiana, mentre svalutava fortemente quelli dogmatici. Si ispirava sostanzialmente alle idee illuministiche di Goethe e di Kant. Nella predicazione di Gesù quello che interessava, in quanto valore religioso «eternamente valido», erano i contenuti morali, non le affermazioni dogmatiche, legate, si riteneva, in maniera «storicamente contingente» alla tradizione giudaica. Il ricorso stesso al contesto giudaico della predicazione di Gesù (il Gesù giudeo, non cristiano, di]. Wellhausen) finiva col perdere tutta la sua pregnanza di fronte a questa esigenza di valorizzare la rivoluzione morale contenuta in quella predicazione. I concetti di regno di Dio e di Messia, quando non venivano addirittura messi da parte, perdevano infatti il loro contenuto dogmatico, e in particolare escatologico, per essere interpretati soltanto nel loro valore etico. Il Gesù 'liberale' rischiava costantemente di essere visto soltanto come una grande figura di profeta, assertore della più alta moralità e fornito quindi di un valore esemplare. Gli storici liberali per la verità hanno più volte respinto l'accusa rivolta loro di voler sostituire, come fondamento autentico della fede cristiana, al Cristo del dogma e della predicazione un Gesù storico portatore soltanto di valori morali. Ma, al di là delle loro stesse intenzioni, era questo in sostanza l'esito complessivo di quella (pur grandiosa) ricerca sul Gesù storico. (Continua...)


NOTE

1 A partire dalla grande opera di A. Schweitzer, Storia della ricerca sulla vita di Gesù, tr. it., Brescia 1986 (la ediz. 1906,91984).
2 Vom ZweckeJ esu und seinen ] ùngern, tr. it. in H.S. Reimarus, I frammenti dell'Anonimo di Wolfenbiittel pubblicati da G.E. Lessing (a cura di F. Parente), Napoli 1977,349-534.
3 Das LebenJesu, kritisch bearbeitet I-Il, Tiibingen 1835-36.
4 De ordine narrationis in evangeliis synopticis: Theologische Studien und Kritiken 8 (I 8 35) 570- 590.
5 Die evangelische Gescbichte, kritisch und philosophisch bearbeitet I- II, Leipzig 1838.
6 Der Ur-Evangelist, oder exegetisch-kritische Untersuchung uber das Verwandtschaftverhaltnis der drei ersten Evangelien, Dresden-Leipzig 1838,
7 Die synoptischen Evanglien, 1863,I.

INDICE

9 Introduzione

Capitolo I
La pretesa messianica di Gesù
33 1. L'orientamento attuale della ricerca
49 2. L'attesa messianica dei giudei
60 3. Pretendenti messianici prima di Gesù?
73 4· Personaggi celesti di carattere messianico
81 5. Gli inizi della predicazione di Gesù
98 6. La pretesa messianica di Gesù

Capitolo 2
La condanna a morte di Gesù
115 1. Il contesto storico
132 2. La Galilea, Giuda e gli zeloti
150 3. Il conflitto di Gesù con i farisei
166 4. Farisei o capi dei farisei?
176 5. La critica di Gesù al tempio
188 6. I motivi della condanna

199 Indice delle fonti

202 Indice degli autori