NOSTRA FIGLIA DESIREE - Una storia di vita e di fede

NOSTRA FIGLIA DESIREE - Una storia di vita e di fede


NOSTRA FIGLIA DESIREE
Una storia di vita e di fede

Fra le brutte storie di questi ultimi anni certamente l'uccisione di Desirèe, 14enne di Leno in provincia di Brescia, è tra le più terribili. Era il 28 settembre del 2002 quando tre minorenni e un adulto tesero una trappola a Desirèe Piovanelli per poi ucciderla. Maurizio Piovanelli, il papà di Desirèe, caparbiamente non ha abbandonato il suo paese pur avendo per vicino di casa quel Giovanni Erra, l'adulto del gruppo, e, in case abbastanza prossime, i familiari degli altri tre assassini. A Maurizio Piovanelli manca disperatamente Desirèe come se sua figlia sia appena uscita di casa e il rito barbarico stia per compiersi. Ho avuto occasione di intervistare almeno tre volte il papà di Desirèe e ogni volta ho cercato di convincerlo ad abbandonare il suo paese cercando di disciplinare perciò le sensazioni, le memorie, le rabbie. E' un uomo cortese, Maurizio Piovanelli, e mi ha sorriso.
Ho capito che non c'era niente da fare: la partita l'avrebbe giocata fino in fondo, costi quel che costi. L'altra angustia riguarda le sentenze ondivaghe emesse negli ultimi mesi. Lui si aspetta che da un momento all'altro uno degli assassini di sua figlia venga rimesso in libertà e lui debba vivere il doppio schiaffo: quello della contiguità con i familiari di chi ha generato i mostri e forse anche i "mostri" stessi.
Roberto Fiorentini, che ha curato "Nostra figlia Desirèe", annota, in poche pagine, cose di grande interesse che agevolano il percorso nelle tipologie dei protagonisti. Nel libro si legge molto spesso di sconfinamenti, di sette sataniche e quant'altro. In questo caso la tragedia di Desirèe si andrebbe ad aggiungere ad altre analoghe. In una domanda a Maurizio Piovanelli si legge:
"Maurizio, altri magistrati, nei primi giorni dopo il delitto, hanno spiegato che i tre ragazzi erano sotto "anestesia etica". Una frase agghiacciante perchè uuol dire persone prive di morale che agiscono per impulsi terzi che non sono quelli determinati dalla nostra volontà". E forse è vero se si pensa che alla lettura della sentenza gli imputati hanno riso.
Negli occhi di Maurizio Piovanelli, un uomo mite, disperato, ma non rassegnato, si è aggiunto un ulteriore velo di tristezza. Da quando l'ho conosciuto devo ammettere di provare per lui una forte solidarietà. Malgrado la sua ostinazione nel rimanere a Leno, come gli ho detto a voce, gli ripeto per scritto di trovare il modo di andarsene da quella scenografia del dolore che lo accompagna da anni.

Maurizio Costanzo

INTRODUZIONE

Il 28 agosto del 2002, Desirèe Piovanelli, quattordicenne studentessa di Leno, viene uccisa nella cascina Ermengarda; a pochi metri da casa. Nel giro di pochi giorni, i carabinieri, guidati dai procuratori Emilio Quaranta, Giancarlo Tarquini e Silvia Bonardi, scoprono gli autori dell' atroce delitto. Sono tre compagni minorenni di Desy: Nicola Bertocchi, Nicola Vavassori e Mattia Franco. Con loro un adulto: Giovanni Erra; vicino di casa della famiglia Piovanelli. Il cadavere della ragazza, scoperto dopo sei giorni dalla scomparsa, viene trovato martoriato nelle stanze della cascina diroccata. Ragazzi e adulto sono ritenuti i responsabili del terribile omicidio e sono stati condannati nei diversi gradi di giudizio.
Tutta l'Italia rimase sbigottita dalla ferocia dimostrata dai quattro nell'uccidere una ragazzina inerme che non avrebbe ceduto ai loro corteggiamenti morbosi. A due anni e mezzo dai quei fatti e al termine della vicenda giudizi aria, restano ancora dei dubbi, delle perplessità, dei coni d'ombra sul perché Desirèe Piovanelli abbia dovuto subire quelle atrocità e su chi ne ha abbia decretato un' esecuzione così assurda.
"Nostra figlia Desirèe" Una storia di vita e di fede vuole ricordare la figura di Desy, il suo spessore morale e la drammaticità della vicenda di cui è stata vittima. Cerca, però, di capire se la verità giudiziaria corrisponda a quella reale. Indaga nei risvolti drammatici di quei momenti frenetici delle prime indagini. Fa luce su quanto accaduto nelle aule giudiziarie durante gli interrogatori e nel corso dei diversi processi tutti svoltisi a porte chiuse. Spiega per quali motivi, Giovanni Erra, viene prima condannato all'ergastolo e poi, in secondo grado, i giudici della Corte d'Appello di Brescia lo puniscono con venti anni di reclusione. Oltre agli aspetti tecnici e giudizi ari c'è anche il risvolto umano.
I sentimenti, le impressioni e gli stati d'animo di chi, in diverse posizioni, ha vissuto quegli istanti così forti: la morte di una figlia, l'interrogatorio di un omicida ragazzino, la confessione convulsa di un trentenne che ha acconsentito e dato il via a una carneficina; una vera e propria mattanza. Ma la storia di Desy, non è da collocare solamente nell' ambito della cronaca giudizi aria o del racconto emotivo.
E' stata e lo è ancora una storia di fede. Quella fede incrollabile che i suoi genitori, Maurizio e Maria Grazia, hanno dimostrato fin dai primi momenti. Quell' attaccamento a Dio, attraverso la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, che gli ha permesso, nonostante il dolore rimanga per sempre, di superare la disperazione. Di sperare, comunque, in un futuro in cui Desy riapparirà con il suo sorriso. Di credere che una giustizia divina esiste e che l'istinto umano della vendetta deve essere consegnato solo e solamente alla Divinità. Una fede che non obbliga a perdonare i carnefici, ma che dà la certezza di un castigo che supera gli stretti confini del codice penale per collocarsi in una dimensione che trascende le vicende umane.
Per fare questo ci sono i protagonisti. Parlano i genitori di Desy: mamma Maria Grazia e papà Maurizio. Gli avvocati che li hanno assistiti in tutti i processi: Cesare Gualazzini ed Enrico Forghieri. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Brescia, sezione minorenni, Augusto Bitonte, Marina Dughi, Carmelo Sigillo, Angelo Bosio e Raffaella Picaro che hanno pronunciato la sentenza di secondo grado nei confronti di Nicola Bertocchi, Nicola Vavassori e Mattia Franco.
Mamma e papà Piovanelli raccontano la loro Desy. Quella ragazzina bresciana che sognava una laurea in Medicina e poi una professione da chirurgo per aiutare gli altri. Che srudiava la Bibbia per prepararsi e aderire alla Congregazione dei Testimoni di Geova. Gli avvocati spiegano perché questo è un delitto che è rimasto senza un movente; un perché reale e non quello raccontato, forse ad arte, dai quattro imputati.
Poi i giudici. Loro non si intervistano: loro scrivono le motivazioni delle sentenze per spiegare quello che devono dire. Ampi stralci di quella sentenza del 20 ottobre del 2003 costituiscono la terza, ed ultima parte, di questo libro. In quelle pagine c'è quello che lo stato, la giustizia è riuscita a dimostrare sulla morte della piccola Desy. Una pronuncia che si chiude con le condanne: 18 anni per Nicola Bertocchi, 15 anni e 4 mesi per Nicola Vavassori e 10 anni per Mattia Franco. Si è scelto di riprodurla fotograficamente per dare al lettore la possibilità di ricostruire i fatti dalla "viva" voce dei magistrati.
Questo libro non vuole essere la tappa finale di una storia truce e drammatica. Vuole essere, invece, un nuovo stimolo per capire cosa sia accaduto, veramente, quel 28 di settembre nella cascina Ermengarda di Leno. E' un tributo di verità che si deve, prima di tutto, a Desirèe.

Ringrazio di cuore il fotografo e collega Raffaele Rastelli per la preziosa collaborazione nell'opera di riproduzione della sentenza dei giudici.

INDICE

Prefazione
Introduzione

Parte Prima
I Desirèe: la sua vita
II Quel maledetto 28 settembre
III Faccia a faccia con gli assassini
IV L'uscita dal tunnel del dolore
V Desirèe rimane un simbolo

Parte Seconda
VI E' stato detto tutto sulla morte di Desy?
VII Quando Giovanni Erra confessò
VIII I processi ai quattro del branco
IX E' possibile un recupero?

Parte Terza
Avvertenza
La sentenza contro Mattia Franco, Nicola Vavassori e Nicola Bertocchi

Ultima modifica il: Mar 18, 2018
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