SCIENZA ED EVOLUZIONISMO

SCIENZA ED EVOLUZIONISMO


RETROCOPERTINA

È così certa la teoria dell'evoluzionismo che ha avuto origine da Darwin e che oggi viene raccontata in gran parte delle università del mondo? Giovanni Lo Presti, in un saggio a 360 gradi, che affronta molteplici questioni inerenti la struttura umana e le sue caratteristiche specifiche, scoperte grazie alle attuali conoscenze sulla genetica ed epigenetica, esprime un parere ben diverso, condiviso tra l'altro da diversi scienziati. Il dissenso non può essere più totale e sfida la teoria darwiniana non sulla base di prove empiriche, ma di evidenze scientifiche, facendo emergere anche tutte le contraddizioni dell'ipotesi evoluzionista, falsamente propagandata nei secoli scorsi come "dogma". Una visione scevra da pregiudizi e che apre il campo a una riflessione seria su aspetti della vita e del nostro universo così decisivi.

NOTA INTRODUTTIVA

Nella stesura di questo libro mi sono avvalso delle mie conoscenze professionali di medico e delle relazioni che qualificati studiosi scientifici hanno svolto nel corso della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, tenutasi nella Città del Vaticano dal 31 ottobre al 4 novembre 2008, sul tema "Scientific Insghts into the Evolution of Universe and of Life" ("Indagine scientifica sull'evoluzione dell'universo e della vita").
Nonostante che tutte le argomentazioni da me esposte siano state formulate in base ad accertate testimonianze scientifiche, il libro non vuole essere un testo di riferimento per i ricercatori e gli studiosi consapevoli dell'argomento, ai quali spetta, in presenza di prove sperimentali inoppugnabili, trarne obiettive conclusioni.
L'indirizzo del libro è informativo, rivolto a chi nel mare magnum della disinformazione televisiva, della carta stampata e di tutti i livelli dell'insegnamento scolastico vuol farsi un'idea propria sull'argomento, quanto più veritiera di quella di parolai imbonitori, i quali da più di un secolo, hanno avuto in mano qualificati indizi e testimonianze che hanno proiettato fondati dubbi sull'ipotesi di Darwin.
Già nel lontano 1865 Gregor Mendel aveva scoperto il meccanismo della trasmissione dei caratteri ereditari, che codificò in leggi che portano il suo nome, confermate nel 1900, indipendentemente l'un dall'altro, da Carl Correns, Erich Tschermak e Hugo De Vries.
Leggi che richiedono complessi rapporti genetici, quali sono la Meiosi e il Crossing Over: la prima fu scoperta gradualmente tra il 1910 e il 1920 da Thomas H. Morgan e colleghi, premio Nobel per la Medicina; il secondo nel 1931 da C. Stern, da H.B. Creighton e B. MacClintock.
Fenomeni che si realizzano nel DNA dello sperrnatozoo e dell'ovocita nel corso della loro maturazione procreativa mediante un processo di ricombinazione e di scambio dei cromosomi, che permette ai figli di essere diversi tra di loro e dai genitori, in base alla periodicità di comparsa dei caratteri, prevista dalle leggi di Mendel.
Nel 1943 l'italo-americano Salvatore Edoardo Luria e Max Delbruck sfatano la leggenda delle mutazioni da condizioni ambientali, fulcro dell'evoluzionismo darwiniano, dimostrando che le mutazioni non dipendono da sollecitazioni dell'ambiente in cui gli organismi vivono.
Nel 1944-1952 si ha la dimostrazione definitiva che il materiale genetico è costituito da DNA, di cui nel 1953 J.D. Watson e F.H. Crick rendono nota la struttura a doppia elica in modo che una possa contenere il patrimonio genetico del padre e l'altra quello della madre.
Gli elementi interessati al controllo dell'espressione genetica, cioè all'operatività del DNA, conosciuti col nome di geni regolatori, geni operatori o strutturali e geni repressori furono scoperti tra il 1960 e il 1964 da Francois Jacob e Jacques Monod, ai quali fu assegnato il premio Nobel nel 1965.
Di questi geni si sapeva che avevano un ruolo fondamentale nella regolazione del materiale dell' espressione genetica, ma s'ignoravano le norme in base alle quali potesse realizzarsi, fino a quando negli ultimi anni del secolo scorso l'azione congiunta di parecchi ricercatori non scopre i geni omeotici. Sono gli stessi geni sopraccennati che acquisiscono momentaneamente particolari funzioni per stabilire la regolazione spazi ale e temporale degli organi nello sviluppo embrionale, coerentemente alla specie di appartenenza, indipendentemente da stimoli e condizioni dell'ambiente in un presunto contesto evolutivo.
Di recente sono stati scoperti i geni spazzatura, così denominati perché s'ignora la loro funzione, i cosiddetti geni silenti, perché intervengono nei casi di emergenza ambientale, in situazioni di pericolo, con immediati provvedimenti funzionali reversibili, mai trasformati in risposta strutturale, come sostengono gli evoluzionisti.
Un campo di ricerche di grande interesse riguarda l'istologia, disciplina della Medicina che studia la cellula nell'ambito delle strutture organiche. Si è scoperto che ognuno dei 250 tipi di cellule che costituiscono il nostro organismo non è il prodotto di precedenti cellule capo stipiti (cellule staminali) totipotenti, differenziatesi lungo un percorso che si riteneva evolutivo, ma ogni cellula nasce già differenziata fin dalla prima divisione in due cellule figlie dell'ovocita fecondato, con modalità che saranno riportate nel contesto del libro.
Queste conoscenze hanno grande rilevanza perché sanciscono scientificamente l'assenza di qualsiasi movente evolutivo nella nascita di ogni singolo organismo e delle specie. Inoltre la recente decodificazione del genoma umano ha avuto un grande impatto chiarificatore sulla regolazione genica relativa alla replicazione differenziata degli esseri viventi. Si sono chiariti i motivi per cui ogni individuo, oltre ad essere differente dai fratelli e dai genitori (meiosi e crossing over) lo è anche dagli altri, a causa di una mutazione prevista dal DNA, denominata mutazione puntiforme, che consiste nella sostituzione di una base della coppia omologa lungo ogni 1000-1500 sequenze codificanti del patrimonio genetico. Tale sostituzione, matematicamente prestabilita per evitare espressioni di caratteri uguali, rapportata ai tre miliardi e duecento mila sequenze del nostro patrimonio genetico, dà luogo a una varietà genetica compresa tra 3.200.000 e 2.133.000 possibilità diverse per individuo, che moltiplicate per sette miliardi diversi di DNA, tanti quanti sono gli attuali abitanti della Terra, darebbero risultati inconcepibili ai nostri calcoli! Da un preliminare confronto comparativo tra il nostro patrimonio genetico e quello dello scimpanzé, progenitore degli evoluzionisti, si sono riscontrate ben 377.600.000 differenze genetiche tra le due specie: incolmabile abisso che mai nessun presunto processo evolutivo potrà colmare!
Prima che fosse chiarito il ruolo del DNA, pur essendo convinti della sua fondamentale importanza, i ricercatori si sono affidati alla sperimentazione per averne conferma.
Per verificare se l'ambiente esterno potesse comunque modificare il programma del DNA, intervennero su quello di diversi animali con effetti disastrosi, mai favorevoli, come richiede l'ipotesi evoluzionistica, in sintonia con le scoperte della genetica clinica che ha individuato circa 8000 malattie genetiche, così denominate, perché dovute a mutazioni di diversi geni.
In base alle attuali conoscenze si può, quindi, affermare che non esiste alcuna prova scientifica sulla veridicità dell'ipotesi evoluzionistica di Darwin.
I risultati riguardanti la regolazione dell'espressione genica hanno evidenziato che un effetto sempre costante e diversificante necessariamente deve essere sostenuto da un implicito sistema matematico che non permette deroghe se non previste e rigidamente governate, altrimenti s'incorrerà in effetti sfavorevoli come hanno dimostrato le sperimentazioni scientifiche e la presenza delle malattie genetiche.
Questo ha comportato una conferma scientifica alla razionale convinzione sulla stabilità del DNA, fatta propria da competenti scienziati e di cui sembrano rendersi conto anche i media, come si può leggere sull'inserto del 18 settembre 2011 del giornale "Il Sole 24 Ore", a firma Gilberto Corbellini: "il DNA è fisicamente impermeabile all'acquisizione di informazioni specifiche sulla base di modificazioni indotte dall' ambiente", alle quali i neodarwinisti assiomaticamente attribuiscono poteri evolutivi, mai dimostrati.

Giovanni Lo Presti
Catania, gennaio 2014

PREMESSA (le prime 2 pagine)


Darwin, a pag. 545 del suo libro L'origine delle specie scrive: "Ritengo che gli animali derivino da quattro o cinque progenitori al massimo, e le piante da uno stesso numero o da un numero anche inferiore di pro genitori" . Di fronte alle varietà degli esseri viventi che non trovavano riscontro nel numero molto limitato degli ascendenti, Darwin inventò la teoria evoluzionistica, in base alla quale ogni organismo lungo un percorso evolutivo, subordinato alle condizioni dell' ambiente in cui viveva, avrebbe assunto strutture e funzioni diverse trasmissibili ai figli, scelte tra quelle più favorevoli alla sua sopravvivenza.
Se tale ipotesi fosse vera, dopo 3,5 miliardi di anni dalla comparsa della vita sulla Terra, tutti gli esseri viventi dovrebbero essere compiuti (questo è vero, ma per motivi che esulano dall'osservazione empirica di Darwin), immuni da malattie, perfetti nelle loro funzioni e quelli che vivono nello stesso ambiente apparire organicamente uguali "poiché", come si può leggere a pago 553 dell'opera citata, "la selezione naturale lavora esclusivamente mediante il bene e per il bene di ciascuno essere, tutte le qualità del corpo e della mente tenderanno a progredire verso la perfezione".
L'attuale presenza contemporanea nello stesso ambiente di milioni di organismi diversi, dimostra che le differenziazioni strutturali, somatiche e funzionali riconoscono ben altre cause che non siano ipotetici eventi evolutivi. .. "e certamente non possiamo credere che innumerevoli esseri nell' ambito di ciascuna grande classe siano creati con evidenti, ma ingannevoli segni di discendenza da un unico genitore" (pag. 548 opera citata).
Concetto che integra quello precedentemente espresso dal- lo stesso autore nel libro citato, quando in risposta ad alcuni naturalisti scrisse: " ... ma credono realmente che nei periodi innumerevoli della storia della terra, certi atomi elementari abbiano ricevuto l'ordine di trasformarsi in tessuti viventi?".
Darwin, dunque, ripudia l'intervento del caso sull'origine della vita che fa risalire ad un atto creativo, seppure limitato a pochi organismi, oppure ad uno solo come si può leggere a pago 554 dell'opera citata: "Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue diverse forze, originariamente impresse dal Creatore in poche forme, o in una forma sola". Accetta le forme di vita create e, da naturalista onesto, si pone la domanda sulle cause delle loro innumerevoli differenziazioni, che, in base alla conoscenze empiriche da lui immaginate, attribuisce alla selezione naturale dei caratteri più favorevoli alla sopravvivenza, trasmissibili ai discendenti.
Darwin lascia ad altri il compito di delineare a tavolino, senza nessun accredito scientifico, i vari passaggi degli anelli dell'ipotetica catena evolutiva che "dalle poche forme o da una sola forma" perverranno ai pesci agli anfibi, ai rettili, e agli uccelli per soffermarsi sui mammiferi, ai quali appartengono le diverse specie di scimmie, tra le quali, molto probabilmente per una certa assonanza somatica con la nostra specie, sceglie come nostri ipotetici ascendenti iniziali il gorilla oppure lo scimpanzé (cfr. cap. 7, alla voce L'origine dell'uomo secondo Darwin).
Nessun elemento di tale teoria è sopravvissuto alla disamina scientifica e all'impatto delle recenti acquisizioni sulla genetica molecolare.
Il risvolto genetico ha chiarito, ad esempio, il sistema e le modalità dell' acquisizione dei caratteri ereditari intesi come strutture organiche, somatiche e funzionali proprie di ogni individuo, che Darwin attribuiva a motivazioni empiriche.
La frequenza periodica delle trasmissioni di tali caratteri era già conosciuta da circa 150 anni fa, per opera del monaco G. Mendel (1822-1884) al quale spetta il merito di averne codificato le regole, conosciute nel loro insieme, come leggi che portano il suo nome. ...(continua)

INDICE

NOTA INTRODUTTIVA

PREMESSA

CAPITOLO I
La cellula e i suoi contenuti. DNA, mitocondri, Ribosomi

CAPITOLO II
Cambiamenti molecolari e anomalie del patromonio genetico

CAPITOLO III
Regolazione dell'espressione genetica. Epigenetica

CAPITOLO IV
Effetti devastanti delle mutazioni sperimentalmente introdotte in laboratorio. Organismi geneticamente modificati (OGM)

CAPITOLO V
Le proteine, La specie, Le razze


CAPITOLO VI
Presunta testimonianza evolutiva dei reperti fossili

CAPITOLO VII
Funzionalità cerebrale, intelletto ed evoluzionismo

CAPITOLO VIII
Il mistero della vita

BIBLIOGRAFIA

SCIENZIATI DI RIFERIMETO


Ultima modifica il: Feb 28, 2018
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